Alto Adige, Italia: Il primo Tibetan Youth Empowerment Programme si è concluso il 18 gennaio 2026 dopo tre intense giornate di formazione, riunendo circa 25 giovani attivisti tibetani provenienti da otto Paesi per sviluppare strategie concrete di advocacy per il movimento tibetano nel 2026.
Il programma, svoltosi dal 16 al 18 gennaio 2026, aveva l’obiettivo di dotare i futuri leader tibetani di competenze e risorse essenziali per promuovere la causa del Tibet sia a livello di base sia politico. I partecipanti provenivano da Francia, Italia, Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi e Regno Unito.
La seconda giornata del programma ha visto quattro presentazioni di sostanza dedicate alla situazione attuale del Tibet e ai quadri giuridici internazionali. Tenzin Kunkhen, Research Associate del Human Rights Desk del Dipartimento di Informazione e Relazioni Internazionali, ha aperto la sessione mattutina con una valutazione sobria del peggioramento delle condizioni dei diritti umani in Tibet.
Kunkhen ha illustrato come i tibetani continuino a subire punizioni per l’espressione della propria identità culturale, tra cui la manifestazione della fede in Sua Santità il Dalai Lama, la promozione dell’istruzione in lingua tibetana, il mantenimento di contatti con la diaspora e la protesta contro la repressione del governo cinese. Ha invitato i giovani tibetani ad “accendere in se stessi un rinnovato senso di impegno verso la causa tibetana” e a diventare forti portavoce dei tibetani senza voce all’interno del Tibet, onorando la resilienza di coloro che continuano a preservare lingua, cultura, religione e ambiente tibetani nonostante l’oppressione incessante.
Il programma ha ospitato autorevoli esperti di diritto internazionale che hanno fornito approfondimenti sui meccanismi della giustizia globale. La professoressa Elvira Redondo-Rodríguez della Kingston University (Regno Unito) ha discusso la capacità del sistema multilaterale di rispondere alle richieste di giustizia, evidenziando il ruolo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) nel trattare i contenziosi tra Stati membri delle Nazioni Unite.
Ha osservato che, alla fine del 2025, oltre 200 casi erano stati iscritti nell’Elenco Generale della CIG, molti dei quali presentati da Paesi del Sud Globale che denunciano violazioni quali genocidio, danni ambientali e dispute territoriali. Tra i casi recenti in corso figurano Sudafrica contro Israele, Nicaragua contro Germania, Ucraina contro Federazione Russa, Gambia contro Myanmar e Armenia contro Azerbaigian, tra gli altri.
Joshua Castellino è intervenuto su “Popoli, Stati e Nazioni: il diritto internazionale e il caso del Tibet”, mentre il professor Francesco Palermo dell’Università di Verona ha presentato uno studio di caso sull’advocacy per l’autonomia dell’Alto Adige, offrendo lezioni pratiche tratte da un altro movimento politico di successo.
Nelle sessioni pomeridiane, i partecipanti si sono divisi in gruppi regionali per elaborare piani di azione di advocacy realistici e realizzabili per il 2026. Nell’ultimo giorno, ogni team ha presentato proposte dettagliate che delineavano campagne specifiche, pubblici di riferimento, tempistiche, fonti di finanziamento e strategie di coordinamento virtuale regolare.
Un risultato significativo della formazione è stata la creazione, da parte di tre partecipanti al programma, di un Voluntary Tibet Advocacy Group in Italia, che rappresenta un passo concreto verso un attivismo duraturo.
Il Sottosegretario aggiunto Tenzin Lekshay ha fornito un riscontro sulle presentazioni, esortando i partecipanti a concentrarsi su tre principi chiave: Idea, Innovazione e Implementazione.
Il programma si è concluso con espressioni di apprezzamento da parte della Rappresentante Thinlay Chukki, del Sottosegretario aggiunto Tenzin Lekshay, di Günther Cologna (esperto di Asia ed ex formatore presso Eurac Research) e di Nyima (Vicepresidente della ComunitàTibetana in Italia). Tutti i relatori hanno elogiato il successo di questo programma inaugurale e hanno auspicato iniziative simili in futuro.
Ai partecipanti sono stati donati khatak (le tradizionali sciarpe bianche tibetane) in riconoscimento della loro partecipazione attiva e dell’impegno per l’advocacy del Tibet. La formazione si è conclusa con fotografie di gruppo, a testimonianza delle nuove amicizie nate e degli impegni presi per mantenere i legami costruiti durante il programma. Nyima Dhondup, Vice presidente della Comunità Tibetana in Italia ha ringraziato gli organizzatori e i partecipanti, donando simbolicamente uno scaldacollo personalizzato con il logo Ghoton e CTI. Da parte della comunità tibetana in Italia, il vicepresidente Nyima Dhoundup e Tenzin Bhuti hanno presenziato per tutti e tre i giorni, offrendo il loro supporto durante l’evento.
L’incontro di tre giorni rappresenta una tappa importante negli sforzi continui dell’Amministrazione Centrale Tibetana per rafforzare la leadership giovanile, potenziare le competenze di advocacy e consolidare il movimento tibetano globale per le generazioni future.
Nell’ambito del programma formativo completo, ai partecipanti è stata presentata la proiezione di un documentario che illustrava oltre 30 anni di sostegno e amicizia da parte dell’Italia Tibet Support Group. La proiezione è stata organizzata su iniziativa di Claudio Cardelli, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, che ha presentato un documentario sul ruolo fondamentale svolto dall’associazione nell’invitare Sua Santità in Italia in numerose occasioni e nell’offrire un’accoglienza straordinaria durante le visite. Il documentario ha fornito un prezioso contesto storico e spunti pratici tratti da tre decenni di amicizia e lavoro di advocacy, dimostrando la forza dei movimenti di base duraturi e l’importanza di costruire relazioni a lungo termine con le reti di sostegno nei Paesi ospitanti. Questa sessione ha ispirato i giovani partecipanti, suscitando in loro un sentimento di profondo calore nel sapere dell’esistenza di amici leali e sinceri del movimento tibetano, fondati sull’amore e sull’amicizia.
Durante l’intero programma, Thupten Tsering (Coordinatore, Ufficio del Tibet Francia), Tenzin Phuntsok (Responsabile Advocacy UE, Ufficio del Tibet Bruxelles) e Tenzin Kunga (Ufficio del Tibet Londra) hanno partecipato all’iniziativa, accompagnando i partecipanti delle rispettive giurisdizioni e prendendo parte attiva alle discussioni di gruppo per la stesura dei piani d’azione regionali. Sangay Kyab, Responsabile dei rapporti con la Cina del Tibet Bureau di Ginevra, ha accompagnato la Rappresentante Thinlay Chukki e ha svolto un ruolo significativo nel garantire la riuscita attuazione del programma.
— Servizio a cura della Sezione Tibet Advocacy, DIIR, CTA
Foto: Tibet.net CTA & Eurac Research/Andrea De Giovanni)