Il 2 luglio 2026, Lobga Rangzen (Lobsang Palden) si è dato fuoco davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York, come forma di protesta non violenta. Il suo sacrificio ha fatto seguito a 157 auto-immolazioni avvenute in Tibet e aveva lo scopo di attirare l'attenzione internazionale sulla legge cinese recentemente promulgata per la promozione dell'unità etnica e del progresso, e di sollecitare un maggiore impegno internazionale sulla situazione in Tibet.
Questa legge non prende di mira solo le istituzioni, ma anche gli individui e le famiglie, cercando di trasformare le fondamenta stesse dell'identità nazionale di un popolo. L'obiettivo è assimilare i popoli non cinesi in un'unica identità cinese attraverso la sistematica rielaborazione della loro storia, del loro pensiero, della loro religione, della loro lingua, dei loro costumi, delle loro istituzioni pubbliche, dei loro simboli culturali, della loro pubblica amministrazione, del loro sistema educativo e della loro professione di insegnante. Attraverso l'apparato combinato dello Stato, delle sue strutture amministrative, dei meccanismi di governo sociale e delle politiche di sviluppo economico, questi obiettivi sono intesi a essere imposti attraverso misure coercitive e rafforzati da sanzioni legali e meccanismi di responsabilità. Alla luce di questi sviluppi, la comunità tibetana in Italia invita tutti i tibetani, sia in Tibet che in esilio, a riconoscere la gravità di queste politiche e a rispondere con unità, resilienza e incrollabile determinazione. In questo momento critico, è essenziale rafforzare gli sforzi per preservare e proteggere la distinta identità nazionale, la religione, la lingua, la cultura e il patrimonio storico del Tibet. Sebbene, da una prospettiva buddista, i leader del Partito Comunista Cinese siano essi stessi oggetto di compassione, nella misura in cui rimangono sotto l'influenza dei tre veleni – attaccamento, odio e ignoranza – ciò non li assolve dalla responsabilità per azioni che violano principi etici fondamentali, diritti umani o norme internazionali.
Pertanto, la comunità tibetana in Italia esorta i leader della Repubblica Popolare Cinese ad abbandonare le politiche fondate sulla coercizione, la repressione e un rigido controllo ideologico. Una vera stabilità sociale, l'uguaglianza tra le nazionalità e l'armonia etnica non possono essere raggiunte attraverso misure che cercano di sopprimere la diversità o minare le identità di popoli distinti. Piuttosto, devono essere fondate sul rispetto reciproco, sul dialogo, sulla giustizia e sulla tutela dei diritti e degli interessi legittimi di tutte le nazionalità. In questo spirito, la comunità tibetana in Italia invita il governo cinese a riconsiderare la legge sulla promozione dell'unità etnica e del progresso, a sospenderne l'attuazione e ad adottare politiche che rispettino e proteggano le lingue, le culture, le religioni, le storie e le identità uniche dei diversi popoli che vivono sotto la sua amministrazione. Solo attraverso un tale approccio si possono raggiungere armonia duratura, fiducia e un'autentica unità a beneficio di tutti gli interessati.
In conclusione, offro le mie sincere preghiere affinché Sua Santità il Grande Quattordicesimo Dalai Lama possa continuare a godere di ottima salute, di una vita lunga e stabile e di attività illuminate in continua espansione a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Possa Sua Santità il XIV Dalai Lama tornare presto sano e salvo nella Terra della Neve e possano i tibetani, sia in Tibet che in esilio, essere nuovamente riuniti in armonia e pace. Possa l'eterno messaggio di compassione, non violenza, saggezza e responsabilità universale che Sua Santità ha dedicato la sua vita a promuovere continuare a fiorire e a diffondersi in tutto il mondo. E possa ispirare l'umanità a coltivare maggiore comprensione, gentilezza e rispetto reciproco, portando così pace duratura, saggezza, felicità e benessere a tutte le persone ovunque.
Tsering Namgyal
Presidente La Comunità Tibetana in Italia ETS
Data : 06 Luglio 2026
Appello in seguito all'autoimmolazione di Lobga Rangzen, avvenuta il 2 agosto davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.
1. OPPORSI E CHIEDERE L’ABROGAZIONE della legge, comunicando formalmente al governo cinese la propria ferma opposizione.
2. CHIEDERE UN’INDAGINE ONU sulle politiche di assimilazione forzata della Repubblica Popolare Cinese.
3. CHIEDERE CONTO AI RESPONSABILI, valutando anche sanzioni mirate.
4. PROMUOVERE UN DIALOGO AUTENTICO tra Pechino e il Popolo Tibetano.
5. SOSTENERE LA NOSTRA VOCE, contrastando la cancellazione dell’Identità Tibetana.
La ringraziamo per la Sua sensibilità e il Suo sostegno.